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È una lesione ulcerativa longitudinale del margine cutaneo-mucoso del canale anale, che difficilmente guarisce spontaneamente. Interessa tutte le età con un’incidenza massima tra i 30-40 anni. Nel 90% dei casi si localizza a livello della commessura posteriore. L’eziopatogenesi è da ricondurre a diversi fattori: tutte le condizioni infiammatorie del canale anale (fibrosi tissutale in seguito a traumi evacuativi), diarrea (le feci liquide sono altamente irritanti), stipsi (evacuazione di feci dure e voluminose che comporta la formazioni di piccole lesioni traumatiche), l’ipertono anale (lo spasmo protratto sfinteriale può essere sia una risposta antalgica al dolore che conseguenza della cronicizzazione della ragade).
Le ragadi sono generalmente lesioni singole e si dividono in acute e croniche. Tra i sintomi principali: il dolore che compare durante la defecazione (per cui i pazienti tendono a rimandare l’evacuazione con la successiva formazione di fecalomi), il sanguinamento post-evacuativo color rosso vivo, prurito, perdite e disuria. La diagnosi è facile per la caratteristica sintomatologia dolorosa, ma spesso è difficile eseguire una visita proctologica per il dolore che questa può determinare. La terapia ha come obiettivo la riduzione dell’ipertono anale. Si avvale quindi di farmaci (pomate a base di nitroderivati e infiltrazioni locali di tossina botulinica, antidolorifici), dilatatori anali, chirurgia (sfinterotomia).
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